Bonsai? Conosciamolo

Prima di iniziare a parlare del bonsai vero e proprio mi sembra doveroso fare una parentesi sulla storia delle sue origini.

Tutti più o meno abbinano la parola bonsai al Giappone.

In effetti, le origini di queste miniature sono cinesi e la Terminologia usata era la parola penjin, il cui significato definiva sostanzialmente dei paesaggi che riconducevano alle montagne, alle piante e all’acqua.

Una prima testimonianza di un ritovamento di questa forma d’arte fu scoperta in una tomba di un cinese d’alto rango, vissuto nel periodo shang, tra il 1766 a.C. E il 1122 a.C.

Nel corredo funerario fu ritrovato un vaso in oro contenente un pino che viveva grazie ad un sofisticato impianto d’irrigazione goccia a goccia.

È assodato che il penjin era presente in Cina già da prima della dinastia Han, tra il 206 a.C. e il 220 d.C.

I paesaggi in miniatura in sostanza erano legati ad un desiderio di potere sia magico quanto religioso, per loro la montagna era simbolo di potenza.

Il bonsai appare in Giappone, presumibilmente con l’arrivo dei monaci buddisti, nel periodo dell’11° secolo d.C. La definizione coniata in Giappone della parola bonsai deriva da due ideogrammi il cui significato è:

Bon = vaso, ciotola

Sai = albero, pianta

In sostanza veniva definita la coltivazione con arte di un albero in un vaso.

I giapponesi sono sempre stati abili nel copiare e soprattutto migliorare tutto quello che potevano apprendere.

Così anche per il bonsai, non si limitarono a copiare il Penjin cinese, ma la coltivazione e formazione del bonsai venne codificata in criteri piuttosto rigidi che ancora oggi troviamo nella coltivazione legata al bonsai tradizionale.

Sono così nati i primi 5 stili che non fanno altro che riprodurre quanto è possibile apprendere dalla natura.

Gli appassionati della montagna si saranno sicuramente soffermati ad ammirare piante con forme strane, abbarbicate sulle rocce, di ridotte dimensioni a causa delle condizioni estreme di vita, se non di sopravvivenza.

Tornando ai 5 stili, abbiamo:

L’eretto formale chokkan

L’eretto casuale moyogi

L’inclinato shakan

Il semi cascata han-kengai

e il cascata kengai

Da questi primi cinque stili ne sono stati codificati ancora almeno una ventina che hanno dei legami con i 5 stili fondamentali.

L’arte del bonsai per i giapponesi ha profondi legami con l’estetica zen, con i suoi 7 elementi che la caratterizzano, ossia:

– asimmetria, irregolarità

– semplicità, eliminazione di ciò che è inutile

– austerità, che mostra i segni del tempo

– naturalezza, assenza di artificialità

– grazia sottilmente profonda, non ovvia

– slegato dalle convenzioni, libero

– tranquillità

Ho parlato della storia e dei principi legati all’arte del bonsai.

A questo punto quello che penso interessi maggiormente sia come si crea, o addirittura come si costruisce un bonsai.

Si può iniziare partendo dal seme ……………

Da materiale vivaistico …………………..

Da materiale raccolto ……………………

Ci sono dei concetti importanti affinchè il bonsai possa avere un futuro e che sia definibile con questo nome, come prima importanza abbiamo la scelta del materiale idoneo che possa garantire i criteri estetici validi: la struttura del piede della pianta, detto nebari.

Un bel nebari di regola è ampio, con le radici disposte radiali.

La conicità del tronco. Un tronco cilindrico non dà l’idea di un albero vetusto.

La sinuosità del tronco (qualora non si voglia un esemplare in stile eretto formale).

Buona ramificazione primaria.

Shari e jin naturali (sono le parti secche nel tronco o i rami).

Fasci linfatici in rilievo rispetto alle parti morte.

Scelto il materiale idoneo dobbiamo essere bene in chiaro cosa comporterà per noi il desiderio di coltivare un bonsai e questo, forse, ancora prima di metterci all’opera.

  • Cure costanti quotidiane per tutta la vita della pianta (esistono piante con oltre mille anni d’età, curate da quaranta generazioni)
  • Una continua evoluzione, il bonsai non sarà mai finito
  • Sapere che è un essere vivente ma non può procurarsi il nutrimento, di conseguenza dovremo loro le condizioni migliori per vivere, mai solo per sopravvivere, quindi:
  • Acqua
  • Luce
  • Elementi nutritivi

Quando questi concetti saranno ben radicati nella nostra mente si può tranquillamente intraprendere la via del Bonsai, o bonsai do.

Come avete potuto vedere nella dimostrazione e dalle immagini, la pianta ha avuto diverse fasi di lavorazione, scelta dei rami, pulizia degli aghi, avvolgimento dei rami per darne l’impostazione.

A queste operazioni verranno aggiunte altre, quali i trapianti con la potatura delle radici e il rinnovo del terriccio, la potatura dei rami e eventuali nuovi avvolgimenti con il filo per garantire il mantenimento della forma scelta.

La sensazione che si può provare davanti al bonsai di più generazioni

Una considerazione che vorrei sia ben capita è che di tutte le forme d’arte esistenti al mondo, questa è la sola che vede l’artista operare su esseri viventi.

Auguro che questo mio piccolo esposto possa aver contribuito a meglio comprendere e apprezzare questa forma d’arte millenaria, che all’inizio potrebbe sembrare complessa e ostica, ma che con l’evoluzione e la maturità che il bonsaista e le proprie creazioni avranno con il tempo diventerà man mano sempre più naturale e semplice.